A volte la solitudine sembra strangolarti, non lasciarti né via d'uscita né la possibilità di intravedere una luce in fondo al tunnel. Ti ritrovi in mezzo a tanta gente, che ti fissa in cerca di un cenno di assenso o qualcosa di simile, e percepisci quel senso di solitudine penetrarti nelle vene e lacerarti gli organi. Fatichi a darti delle risposte, ad individuare delle ragioni, a comprendere 'perché', quando poi in realtà sei solo tu a preoccuparti di trovare delle soluzioni. Soluzioni che non cambierebbero nulla, ma che danno quella sensazione di sollievo di cui necessiti e che vai disperatamente cercando. Non sforzarti, non perdere tempo: sarà effimera quella sensazione, volerà via nel momento stesso in cui ti rendi conto di percepirla. Accetta la realtà, il mondo non lo puoi cambiare, nemmeno con le migliori intenzioni del mondo. Sei destinata a fallire. E forse il senso di solitudine deriva proprio da questa paura, dal tormento di non farcela, di deludere le proprie aspettative. Siamo umani, aspiriamo al meglio, siamo tensione continua alla perfezione. Pur consapevoli di non poterla agguantare. Quindi, che fare? Come uscirne? Non c'è via d'uscita, altrimenti non si chiamerebbe solitudine. Ti sembrerà di avere una spalla su cui appoggiarti, su cui sfogarti, ma la realtà nuda e cruda è che sei sempre solo; la compagnia è pura illusione. Chiaro, meglio averla che non, ma non adagiarti sugli allori: ti verrà a cercare e ti troverà di nuovo.
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